Terrorismo e psicologia

Già nel 1937, la Società delle Nazioni definiva il terrorismo come: “insieme dei fatti criminali contro lo Stato in cui lo scopo è di provocare terrore nella popolazione o in gruppi di persone (individui e Istituzioni).”

Gli attentati terroristici sono da sempre finalizzati a seminare paura, terrore, angoscia e panico e di conseguenza inibire i comportamenti della popolazione, per ottenere cambiamenti sociali e politici e religiosi. Oltre a ciò il terrorismo ha anche una connotazione psicologica, l’impatto emotivo e la risonanza psicologica che gli atti terroristici hanno sulla popolazione possono assumere un’importanza maggiore dei danni fisici e materiali:

  • CAUSE: odio, discriminazioni, vendetta, ostilità;
  • EFFETTI: paura, angoscia, panico, inibizione sociale, disagio esistenziale, relazionale, sociale.

Il terrorista agisce sulle emozioni generando nuove paure, amplificando quelle passate, aumentando lo stress, creando diffidenza e aumentando la violenza che viene amplificata nella suggestione.

Lo scopo del terrorista e di ridurre la capacità di “Anticipazione“, e il senso di controllo e autonomia.

Seguendo questo ragionamento, la costante minaccia di un attentato terroristico influenza le nostre attività professionali, il tempo libero, le abitudini, i nostri spostamenti e i costrutti mentali, ovvero noi mettiamo in atto delle valutazione, molto spesso, erronee rispetto al rischio (basato sulla percezione e non sulla realtà) che un determinato evento possa o no capitare.

Pensiamo quindi che un cambio delle abitudini, scelta dei mezzi trasporti, dei luoghi da frequentare e degli eventi possa modificare il rischio reale di essere coinvolti in un attacco terroristico. Ma questo è sbagliato perché abbassa solo la percezione dello stesso non della minaccia.

Percezione del rischio

Esempio:

  • Morti nelle Torri Gemelle: 2.752 morti
  • Decessi per incidente stradale, nello stesso anno, nei soli USA: oltre 42.000

La “perturbazione” psicologica e sociale dell’atto terroristico è molto più potente, perché “viola” espressamente le assunzioni di base che stanno alla base e danno ordine e prevedibilità alla nostra “rappresentazione del mondo”.

Gli atti di violenza fisica sono solo mezzi, non fini; il fine è primariamente di natura psicologica. Il terrorismo rappresenta una guerra che si gioca tutta sul piano psicologico e gli attacchi terroristici sono strumenti di questa guerra, il cui target è la psiche umana e collettiva.

L’obiettivo del terrorista è l’assoggettamento della mente all’ansia e alla paura.

L’intimidire e produrre preoccupazione e senso di impotenza in modo sproporzionato è ugule a creare un danno più a lungo termine ovvero una minaccia al benessere psicofisico.La paura, la morte, l’imprevedibilità inficiano il livello emotivo ed escludono il pensiero razionale e proprio su questo che la psicologia lavora, ossia sul recupero del controllo razionale per contrastare la paura e contenere l’ansia.

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Chi è Jacopo Albarello?

Sono Psicologo, Psicoterapeuta, Sessuologo Clinico e terapeuta, Sensorimotor ed EMDR di II° livello, svolgo attività di consulenza psicologica con minori, adulti e coppie.

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